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70 anni fa la morte di Guido DorsoUn grande vuoto nel riscatto democratico del Meridione(articolo pubblicato nella pagina Cultura del Quotidiano del Sud/Corriere dell'Irpinia del 15 gennaio 2017)(inserito nelle nostre pagine annuario 1947/3 e Irpinia ribelle-Le storie/7)Pochi giorni fa ricorreva il 70esimo anniversario della morte di un grande figlio dell’Irpinia e del quale l’intero Mezzogiorno d’Italia dovrebbe esser fiero per aver avuto in lui uno dei più convinti sostenitori. Guido Dorso, avellinese di nascita, quasi a suggellare il rapporto filiale con la sua terra , il 5 gennaio del 1947, spense la sua breve esistenza nella sua città di origine. In suo ricordo sono intitolate scuole, come l’ITIS di Avellino, vie e piazze di molte città e paesi in gran parte nel Meridione, grazie ad intellettuali, uomini di cultura, politici di altri tempi che vollero con questo gesto , forse un po’ tardivamente , riconoscere l’importanza dell’impegno morale ed umano, prima che politico, ad uno studioso, scrittore, giornalista, avvocato,ma innanzitutto un politico meridionalista convinto. Oggi viviamo in un’era in cui i grandi ideali e i grandi sognatori come Guido Dorso sembrano esser destinati all’oblio ed in cui cultura e politica vivono e si nutrono dei “mi piace” ricevuti dalla Rete o dall’audience sui media.Guido Dorso, non fu un uomo che amava sottomettere il suo pensiero al manierismo o al raggiungimento del facile consenso. La sua indomabile volontà ed il carattere fermo, duro e ostinato come solo i figli dell’Irpinia sanno dimostrare, ebbero riconoscimento della stessa polizia politica fascista che lo tenne d’occhio durante gli anni in cui, a causa delle leggi bavaglio sulla stampa imposte da Mussolini, si ritirò nella sua Avellino, rinunciando alla attività di giornalista. Un riconoscimento ricevuto anche dai suoi avversari politici nell’agone elettorale post-Liberazione, in cui lo videro far parte di un folto ma sfortunato manipolo di uomini di cultura, meridionalisti ed europeisti che militarono in quel Partito d’Azione che in meno di due anni dalla proclamazione della Repubblica si sciolse come neve al sole, nonostante che tanto avesse contribuito alla Liberazione dell’Italia dal Nazifascimo con il sacrificio di tanti martiri e partigiani. In quella organizzazione politica, il Partito d’Azione, Dorso rappresentò l’anima sensibile ai problemi delle popolazioni meridionali, mai dimentico della sua Irpinia. Istanze di riscatto, di miglioramento delle condizioni vita e di rinnovamento sociale del nostro Meridione che lui volle portare avanti dirigendo il giornale l’Azione, di ispirazione repubblicana e liberale, nato nella Napoli appena liberata dai tedeschi, ma che ebbe vita breve, accomunando il suo destino ad altri come “La Voce” anch’essa edita a Napoli a sua volta espressione degli intellettuali, di fede marxista, meridionalisti. Purtroppo in quella fine degli anni 40 anni si volle privilegiare la rinascita del tessuto industriale del Settentrione,giustificando ciò in nome del suo maggior contributo del Nord alla Liberazione, dimentichi delle migliaia di meridionali in divisa e non, che parteciparono alla Resistenza. Dopo uno sfortunato tentativo, nelle elezioni del 1946, di dare rappresentanza politica (l’Alleanza Repubblicana) a ceti e strati sociali che per cultura o per storia non si sentivano pienamente rappresentati da partiti “nazionali” fortemente ideologizzati e contrapposti tra loro, la Democrazia Cristiana e Il Fronte unito di socialisti e comunisti, Guido Dorso, l’avellinese, il politico , lo studioso , il ricercatore meridionalista, ritornò malinconicamente alla sua terra consumato più che dalla malattia cardiaca che lo aveva accompagnato sin dalla giovane età, ma dalla delusione, lasciandoci per testimonianza opere come “la Rivoluzione Meridionale”. Oggi lo vogliamo ricordare con le parole di Edoardo Rossi, giornalista per il quotidiano socialista Avanti! che a poche ore dalla sua morte, volle sul giornale che spesso lo aveva criticato politicamente, farne l’elogio funebre e ringraziarlo a nome di tutti gli amanti della democrazia. E’ proprio nel titolo che si comprende come, a solo un giorno della sua dipartita, quel popolo della sinistra che anelava di giungere al potere democraticamente, comprendesse come ciò non fosse possibile senza l’apporto di uomini come Dorso, capaci di dar voce al Mezzogiorno d’Italia. UNA PERDITA PER LA DEMOCRAZIAAVANTI! 7 gennaio 1947Guido
Dorso si è spento ieri ad Avellino la sua città natale, dove da qualche
tempo si era ritirato ad esercitare, senza abbandonare i suoi studi, la
professione di avvocato. Ma
Dorso sebbene le necessità della vita lo costrinsero a frequentare i
tribunali non era avvocato: Dorso era un uomo della Democrazia. Era un
candido combattente della lunga ed incerta battaglia che dal 1921 gruppi
di italiani ingaggiarono contro le vecchie classi politiche che , in nome
della democrazia postulata dal
Risorgimento, avevano lasciato l’Italia
senza risorgimento, mentre nel vuoto si insinuava il fascismo. Guido
Dorso liberale e senza vincoli, con la tradizionale base del liberalismo
trasformista italiano iniziò la sua azione di meridionalista
raccogliendo la parte più viva
delle esperienze di Salvemini, Ghisieri, Viti, De Marco.
L’allineamento con Pietro Gobetti fornisce il tono e la direzione del
suo antifascismo e della sua opera democratica. Due
limiti bisogna segnare nella
vita dello Scomparso, la Rivoluzione Meridionale è l’opera germogliata
dalle prime sperienze antifasciste
e dalle prime conclusioni critiche sulla classe politica
meridionale. Il
quotidiano l’Azione, pubblicato e diretto a Napoli dopo la cacciata dei
tedeschi, segna l’intensità
del rapporto concreto che
Guido Dorso poteva dare oggi
alla democrazia. I sei mesi di vita di questo giornale rappresentarono
la parabola di un intellettuale della massima apertura, quale fu il
Dorso, non privo però di quell’idealismo, tendente alla malinconia,
proprio alle posizioni solitarie. Attorno
all’Azione avrebbero dovuto coagularsi tutte le forze
intellettuali democratiche sperdute ed isolate nel Mezzogiorno,
tutti i gruppi e gli interessi
antifascisti e progressivi nell’intimo,
lenti ed esistanti nell’azione politica. Mancò all’Azione la
forza che avrebbe potuto darle questo carattere, mancò il collegamento
tangibile con la base che idealmente rappresentava, mancò consistenza
politica. E la sua fine, oltre che
dalla crisi del Partito D’Azione, …praticamente scomparso dalla scena
politica, fu caratterizzata dal
ritirarsi del suo fondatore e
Direttore in una modesta casa
d’avvocato di provincia. L’irpinia,
antica terra feudale, sfaldata
nella piccola proprietà
borghese, era il luogo boscoso dei sogni perduti. Incontrai
Guido Dorso due mesi fa ad Avellino. Durante
una delle convalescenze della malattia di cuore di cui ieri è
morto. Mi parlò del suo tentativo elettorale autonomista nel Mezzogiorno.
Non attribuiva la sconfitta al suo autonomismo, ne (invece)incolpava
l’arretrata coscienza politica dei ceti
professionali(meridionali).Nessuno meglio di lui ha dimostrato fino a qual
punto il trasformismo
meridionale sia divenuto tara psicologica
e niente più delle sue opere complete potrà esserci su questo
tema documento ed indicazione. …Guido Dorso sensibile e vigile
agli sviluppi conseguiti per la democrazia in Italia, restava nella
melanconia della sua Irpinia,
si chiudeva nella illuminata
melanconia del suo intelletto meridionale. Forse in questi ultimi tempi
Egli stava per romper di nuovo l’isolamento (vedi incarico come
direttore della Nazione). Ma in sostanza Dorso è morto così. Gli
intellettuali di Napoli, Bari, Palermo, Reggio e di tutto il Mezzogliorno
d’Italia hanno oggi il dovere di
sviluppare l’insegnamento di
un uomo che è morto di passione e che la Democrazia ha perduto. Antonio CamusoArchivio Storico Benedetto PetroneBrindisi 8 gennaio 2017
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